Archive for Agosto, 2007
Ago
28
di Monica
Avevo 17 anni quando una palla da tennis ha cominciato a crescermi nel seno sinistro. Ho sempre avuto i seni molto grandi, non si vedeva tantissimo.
Adesso si vede la cicatrice, tutto intorno. Una cicatrice vecchia di dieci anni, una cosa che fa un po’ parte di me, della mia storia, che si confonde quasi sulla pelle, se non fosse per il tessuto lucido che ricorda il bisturi che ha affondato, aperto, svuotato.
Non so parlare ancora di questa cosa, forse non saprò farlo mai. Ho salutato Matteo che sapeva che stava per morire e assisteva, consapevole, a se stesso che se ne stava andando. Ho visto Amelia combattere contro il destino e poi andarsene all’improvviso, una sera, come un soffio. Partire per un viaggio senza salutare, e senza più poter tornare.
Nessuno vuole morire. Della morte hanno paura tutti, in modo astratto e vago; diverso è averne una paura tangibile, di qualcosa reale, che vedi aggredire e portarti via le persone attorno, e ti fa pensare che forse il prossimo sarai tu. Pensi a tutte le cose che non hai visto e che forse non vedrai mai, a quello che è un tuo diritto: vivere, e qualcosa te lo sta portando via.
Io invece sono rimasta. Ho vinto, e mentre ancora mi stavo rendendo conto che forse ce la stavo facendo, è arrivato mio figlio.
Ho avuto paura di morire, invece è arrivata la vita. Non sono credente, ma non sono mai riuscita a smettere di pensare che in qualche modo sia stato un segno. Volevo vivere, e la vita è arrivata, prepotente, e non potevo che lasciarmi travolgere.
Questa persona, che ho tenuto dentro e poi tra le mani appena nato, non sa di quanto amore per la vita è figlio. Cerco di mostrarglielo, ogni giorno, chissà se ne sarò capace mai del tutto.
Ieri ho compiuto 28 anni, e la mia vita è tutt’altro che perfetta, ma sono qui in qualche modo, e circondata di persone che mi hanno fatta sentire coccolata, importante, e ieri sera ho pensato - e da troppo tempo, purtroppo, avevo smesso di pensarlo - quanto è bella, questa vita, sì.
Grazie a chi c’è.
Ago
21
di Monica
Leggo con incredulità che una certa Corinne Maier, psicologa, ha pubblicato un libro dal titolo “No kid”, in cui sostiene che che «senza figli è meglio». «Se non avessi avuto dei figli, sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri – scrive la Maier nel suo pamphlet – “invece sono costretta a rimanermene a casa, ad alzarmi alle 7 del mattino, a cucinare per tutti e a fare lavatrici. Ci sono dei giorni in cui mi pento di avere dei figli e ho il coraggio di dirlo, al contrario di molte mie amiche, che pensano la stessa cosa, ma non la confesserebbero mai».
La prima domanda che mi è venuta in mente è: perché, visto che le pesa cucinare per tutti e fare le lavatrici, coi soldi dei suoi libri non assume una donna a farle le faccende domestiche?
La seconda domanda è: non credi di aver bisogno di un buono psicologo? Perché io da una come lei non andrei di certo a farmi curare.
Non voglio ridurre tutto a una visione troppo semplicistica, ma non posso accettare nemmeno la bocciatura che fa la signora del mestiere di genitore. L’elenco dei “buoni motivi” per non fare figli sembra essere anche abbastanza lungo (oltre che penosamente improbabile), ma certi punti mi hanno particolarmente colpita:
Il parto è una tortura. Innegabile, ma tutto sommato si tratta di poche ore della tua vita. E tanto te lo dimentichi (garantisco).
Lotterete per continuare a divertirvi. Beh, dipende dal concetto di divertimento. Mio figlio è spassosissimo.
Perderete i contatti con gli amici. Chiamali amici! Un amico ti sta vicino in tutte le fasi della vita, non soltanto quando gli serve qualcuno per non andare da soli in discoteca.
Dovrete imparare un linguaggio da veri idioti per riuscire a comunicare con i vostri figli. Che assurdità: i bambini sono semplicissimi, lineari, cristallini. Se non li capisci, non so chi sia l’idiota… ah, a proposito, ti dò una notizia: dopo un po’ crescono.
I figli uccideranno il vostro desiderio. Posso garantire che le due cose non hanno assolutamente alcun nesso.
I figli suonano la campana a morto della vostra vita di coppia. Oppure vi unisce di più, se la coppia si ama davvero indipendentemente dal numero di cene con gli amici a cui partecipa.
Fare figli è da conformisti. E tu volevi fare l’anticonformista a tutti i costi, altrimenti i libri non li vendi… Fare figli dà un senso alla tua vita. L’unico.
Tutti si aspetteranno che voi siate una madre prima che una professionista e una donna. Si può essere tutte e tre le cose e in modo perfettamente soddisfacente. Soddisfacente per te stessa, non secondo il giudizio altrui, che francamente non dovrebbe interessare più di tanto.
I figli mettono fine ai vostri sogni dell’infanzia. Se un quarantenne senza figli continua a sognare di fare l’astronauta o la ballerina, ha problemi. Se il problema persiste e si aggrava, forse in fondo è anche meglio che non abbia figli (meglio per loro, naturalmente).
Stare a casa a badare ai figli è incredibilmente noioso. Un bambino che ti ama incondizionatamente e che trascorre il suo tempo con te è una dolcissima compagnia. Anche quando sei scazzato, stanco per il lavoro, di malumore, lui ti ama e ti abbraccia, per quello che sei, senza dovergli chiedere scusa. E comunque, stare a casa del tutto soli è noioso ugualmente. Ogni tanto chiama una baby sitter.
Quando arriva un figlio, di solito scompare il padre. Con un uomo così, nel cambio ci hai solo guadagnato.
I figli sono pericolosi: vi portano in tribunale senza pensarci un secondo. E in certi casi non hanno torto.
In fin dei conti la trovo una trovata pubblicitaria che punta al sensazionale, nella convinzione che tutti ne siano incuriositi: soprattutto i genitori frustrati che incolpano i figli della propria infelicità. E mi fa molta tristezza. Crescere un figlio, o più figli, è faticoso e nessuno potrebbe negarlo. Impone sacrifici, che però vengono ripagati, tutti e in misura maggiore. Prima o poi starsene “in giro per il mondo a godersi i soldi” stanca, non diverte più. Un figlio a cui hai insegnato l’amore non stanca mai.
E non ti porta in tribunale.
Ago
06
di Monica
Vi piace la Storia? A me sì.
Sono stata alla rievocazione storica della Corte di Federico II, che si è tenuta ieri a Castel Lagopesole. C’era un folto gruppo di figuranti in tenuta medievale, c’erano quelli che suonavano il tamburo e quelli che suonavano la tromba (e mi scusino se non conosco l’esatto appellativo del suddetto mestiere, ma non vorrei azzardare e scrivere castronerie), c’erano gli sbandieratori con i loro giochi affascinanti, e musica medievale, e c’era un signore che interpretava Federico proprio come me l’ero sempre immaginato, tranne le orecchie d’asino.
Mi è piaciuto ascoltare la rievocazione di vita e opere… soprattutto sentir sottolineare la curiosità intellettuale dell’imperatore, il suo appassionato interesse per la matematica, le scienze, la medicina, la filosofia, l’astronomia. Adesso è facile, vado su Internet, compro un libro e mi informo, se voglio. I progressi sono stati inimmaginabili da allora, ed è proprio per questo che ogni volta che ascolto questa storia mi stupisco ancora: le sue intuizioni erano geniali per quel tempo, sono gli uomini così che fanno progredire la scienza.
Poi Castel Lagopesole è un posto affascinante. Fa un freddo micidiale, sia chiaro, si congela. Però, porca miseria, che panorama: il castello domina l’intera valle, lo sguardo corre per interi chilometri, il Vulture è lì fiero a sorridergli davanti. Ho scattato un mucchio di foto (un assaggino qui).
Vi piacciono le leggende? A me sì.
In alcune particolari notti, quando la luna è alta nel cielo e tutta la campagna tace, dal Castello si vede apparire e scomparire una luce portata da una fanciulla vestita di bianco e si sentono lamenti, invocazioni ed urla di disperazione. La bella Elena degli Angeli, moglie disperata di Manfredi, figlio di Federico, torna al Castello dove visse felice, a cercare il caro marito e gli amati figli perduti per sempre. Ed il biondo Manfredi, cavalcando il suo magnifico stallone bianco, con un bellissimo vestito dal lungo manto verde, nella profondità della notte può essere incontrato nelle campagne attorno al Castello, che vaga all’eterna ricerca della sua famiglia distrutta dall’Angioino.
