Novembre oggi se ne va, e Vittorio Zambardino ci ha segnalato quanto, purtroppo, sia passato praticamente sotto silenzio un anniversario importante.
Il 23 novembre 1980, verso le 19.35, ero seduta nel mio passeggino, a casa dei miei nonni. Era domenica, io avevo poco più di un anno e, come da tradizione, le famigliole di domenica si riunivano, a pranzo o nel pomeriggio, e così come di consueto io mi trovavo lì. Magari guardavo la tv.
I miei genitori e mia nonna erano a una decina di metri di distanza, erano scesi nella cantina, giù per una ripida scalinata. Con me c’era mio nonno, che non vedo più da vent’anni.
In un minuto molte vite sono cambiate, quella sera lì. Io non lo so direttamente, non ne ho ricordo. Conosco soltanto la paura nelle voci di chi racconta come mio nonno mi avesse abbracciata e completamente coperta per proteggermi, e di loro laggiù in cantina che guardavano una scala che sembrava infinita, che non riuscivano ad affrontarla perché la terra gli tremava sotto i piedi, con la paura che crollasse tutto e di restare lì, che la luce lassù sparisse.
Noi siamo stati fortunati. Ma per quanti anni a venire ho visto sui muri le crepe mai richiuse di quel giorno? Sui muri e negli animi.
Pensando a tutto questo, questo terrore di coloro che comunque sono stati fortunati, fa male leggere di chi invece è stato colpito duramente. Ma stasera ho scoperto che leggerne, dopotutto, era niente.
Perché ascoltare con le proprie orecchie non è solo "informarsi". E’ catapultarsi in quel minuto di 27 anni fa, emozionarsi, restare in silenzio, senza parole, coi denti serrati, i nervi in tensione. Lo è per me che non lo ricordo. Non so che effetto possa fare a chi invece, suo malgrado magari, ricorda.
lunghi, ripetuti boati, come onde di mareggiata, o un cannone lontano
Grazie a una blogger che ha dissotterrato dal dimenticatoio alcune cassette di un’emittente radiofonica che in quel momento stava registrando basi musicali, se volete, potete ascoltare anche voi.
Credo non potesse esserci modo migliore per inaugurare la nuova piattaforma del blog, di raccontarvi, in un modo molto particolare, come si è svolta la serata appena trascorsa.
Vi ricordate quella canzone di qualche anno fa, "A casa di Luca"? Raccontava di un gruppetto di amici che si ritrovava la sera per parlare, confrontarsi, e fare notte fonda cantando…
Insomma: carne alla brace, buon vino, caminetto acceso e chitarra… un’ottima serata analogica, per una volta!
Ladies & gentlemen, in tutto il suo splendore vi presento un inedito Alfredo in versione "musica&parole" (accompagnato dalle "soavi" vocine di noi stonate che cercavamo di accompagnarlo)!
Negli ultimi tempi, a dispetto della mia vocazione da sysadmin/netadmin, mi ritrovo sempre più spesso a fare il programmatore, più che altro perché mi sto dedicando all’approfondimento di determinate tematiche collegate a… vabè, ma alla fine quanto potrebbe importarvene? :-)
Molti di voi forse già conosceranno i RealProgrammer’s Facts. Sull’ondata dei Chuck Norris Facts, e dei naturalmente più noti Andrea Beggi’s Facts :-), vi propongo i migliori - anche se forse non saranno chiarissimi a tutti…
Quando il VeroProgrammatore si ferma a fare benzina a un distributore IP, si meraviglia di non poterlo usare come server DHCP.
Se il VeroProgrammatore si reca negli Stati Uniti, non ha bisogno di convertire i suoi euro in dollari: esegue un cast implicito.
Al VeroProgrammatore non piace Il Signore Degli Anelli. Non gli va giù che 8 Hobbit non facciano 1 Hobbyte.
Il VeroProgrammatore entra in casa dalla porta 8080.
Quando un VeroProgrammatore da bambino impara a parlare, le sue prime parole non sono “mamma” o “papà” ma “Hello, World!”.
Nel caso erediti una vecchia casa, il VeroProgrammatore non la ristruttura. La sovrascrive.
Il VeroProgrammatore può scrivere un metodo che lancia un’eccezione che conferma la regola.
Il VeroProgrammatore ha sulla parete di casa sua un quadretto con la scritta “127.0.0.1 sweet 127.0.0.1“.
Il VeroProgrammatore utilizza nomi di variabile tipo _abr, idGnr, o più semplicemente a. Se in un listato scritto da un VeroProgrammatore trovate una variabile chiamata stipendioImpiegato, probabilmente contiene il numero di isotopi radioattivi di un reattore nucleare (il VeroProgrammatore ha riciclato il codice di un suo vecchio programma di contabilità).
Un test per verificare se qualcuno è un VeroProgrammatore consiste nel legarlo, imbavagliarlo e chiuderlo a chiave in una stanza vuota da solo con un computer preassemblato e non overcloccato, senza alcun utensile o strumento. Se entro 30 secondi non sta uscendo del fumo da sotto la porta, il soggetto NON è un VeroProgrammatore.
Il VeroProgrammatore chiama qualsiasi interfaccia più complessa di una shell a riga di comando con un unico nome: “spreco di RAM”.
Un VeroProgrammatore finisce tutte le sue frasi con un punto e virgola;…anche quando parla;
Se il suo bucato non e’ abbastanza morbido, il VeroProgrammatore ricompila il Vernel.
Il VeroProgrammatore ha gli Gnome da giardino.
La VeraProgrammatrice si preoccupa quando ha un ritardo nel ciclo for.
Qualcuno sostiene che il VeroProgrammatore tiene sempre i backup da quando ha dovuto riscrivere 327000 linee di assembler 68020. In realtà il VeroProgrammatore non fa alcun backup: è più veloce riscrivere il software a memoria che ricordarsi dove ha messo i nastri o i cd dei backup.
Il VeroProgrammatore non usa strumenti di debug o checkpoint. Può leggere il valore di una variabile durante l’esecuzione del suo programma semplicemente osservando attentamente i banchi di RAM del computer su cui lavora.
Se proprio viene costretto a commentare il proprio codice, il Vero Programmatore disseminerà casualmente nel proprio listato qualche ovvia descrizione dei metodi più semplici. Le parti di codice indispensabili al funzionamento del sofware saranno invece precedute da un: // Non mi aspetto che tu capisca questo
Su, avanti, confessate: quasi quasi vi ci ritrovate…
Dopo essermi ubriacata di codice negli ultimi giorni, e consapevole del fatto che non è ancora finita, ho ritenuto indispensabile rilassarmi… e quale miglior modo per farlo, se non cercando di prendersi meno sul serio?
Ecco dunque a voi alcune delle più celebri citazioni riguardo l’Informatica, il mondo dei computer e dei programmatori!
#1 - sottile, anche se ormai troppo celebre per fare ancora colpo:
Al mondo ci sono solo 10 tipi di persone: chi comprende il sistema binario e chi no.
#2 - notare l’accostamento:
Dopo le 3 del mattino, due sole categorie di persone sono al lavoro: le prostitute e i programmatori.
#3 - per tutti gli smanettoni che “si inventano” informatici (convinti loro):
L’informatica non riguarda i computer più di quanto l’astronomia riguardi i telescopi. (Edsger Wybe Dijkstra)
#4 - sta in terza di copertina della mia tesi di laurea :-)
L’ingegnere quantistico Seth Lloyd è convinto che l’universo sia un gigantesco computer. Speriamo non faccia girare Windows. (Kevin Kelly, Wired Magazine)
#5 - vera nel caso non ci si trovi nel caso di cui al punto 4:
La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta. (Isaac Asimov)
#6 - non prendiamoci sul serio!
Qual è la differenza tra un matematico, un fisico ed un informatico? Davanti ad un problema, il matematico cerca di ricondurlo ad una formula matematica; il fisico cerca di risalire al fenomeno fisico che lo ha prodotto; l’informatico spegne e riaccende.
#7 - un messaggio per i blogger:
Scrivere un messaggio su Internet è come farsi un tatuaggio, solo un tatuaggio è più facile da cancellare.
#8 - collegata alla successiva, si tratta di una frase estrapolata da una discussione a livello macroeconomico dell’industria del software:
Se il settore dell’automobile si fosse sviluppato come l’industria informatica, oggi avremmo veicoli che costano 25 dollari e fanno 500 Km con un litro. (Bill Gates)
#9 - …la risposta degli altri settori industriali:
Se le auto funzionassero come i software, si bloccherebbero due volte al giorno senza motivo e l’unica soluzione sarebbe reinstallare il motore. (un dirigente General Motors)
#10 - dulcis in fundo, piccola citazione autocelebrativa…
Sono convinto che l’informatica abbia molto in comune con la fisica. Entrambe si occupano di come funziona il mondo a un livello abbastanza fondamentale. La differenza, naturalmente, è che mentre in fisica devi capire come è fatto il mondo, in informatica sei tu a crearlo. Dentro i confini del computer, sei tu il creatore. Controlli – almeno potenzialmente – tutto ciò che vi succcede. Se sei abbastanza bravo, puoi essere un dio. Su piccola scala. (Linus Torvalds, “Rivoluzionario per caso“, 2001)