Ecco perché, io “di sinistra”, ho preferito votare Veltroni
Ho sempre trovato affascinante ascoltare certi amici in gamba parlare della loro passione politica. I loro racconti, le idee, le convinzioni espresse con chiarezza, la visione onesta del passato e fiduciosa del futuro: capaci di convincerti, di infervorarti.
Io faccio parte forse di un’altra generazione, forse provengo da un quadro socio-culturale differente: non so analizzare e di conseguenza spiegare le motivazioni, ma alla politica non mi sono mai appassionata. Faccio parte di quello strato, se vogliamo, "popolare" per il quale la politica della macroeconomia sono un po’ numeri e parole da telegiornale: PIL, deficit, percentuali varie. Per me e, a mio parere, per molti italiani come me, la politica si misura e si valuta sulle cose concrete. Se sto meglio di prima, bene. Se sto peggio, la politica mi sta fregando.
Troppo banale? Forse l’errore della sinistra è stato proprio questo. La sinistra ha portato avanti una campagna elettorale alquanto misera, parlando solo di inciuci e larghe intese, e arroccandosi su un presunto zoccolo duro: difendere i diritti dei lavoratori. La classe operaia. Don Camillo e Peppone.
Da quando voto, l’ho sempre fatto per Rifondazione Comunista. Mi sembrava che stessero dalla parte dello strato più debole della popolazione, o forse era solo una romantica idea nella mia testa, chissà. Ma, stavolta, il dubbio mi era nato da subito.
Fausto Bertinotti ed il suo partito, nelle ultime legislature in cui erano stati al governo, non si sono mai dimostrati all’altezza della situazione. Ha fatto cadere, anni fa, un governo consegnando il Paese a Berlusconi - e comunque senza ottenere nemmeno la minima percentuale di quanto desiderasse. L’ultima volta, invece, piazzato strategicamente in una carica istituzionale per la quale doveva mostrarsi super partes (farà altrettanto chi lo sostituirà? Francamente ne dubito), si è mostrato totalmente inesistente. Inutile che stia io a ripetere di quanto siano aumentate le tasse per tutti. Bisognava risanare il Paese? Non ne dubito. Ma la gente si fa i conti in tasca, mica pensa a cosa dicono a Bruxelles.
I pensieri della gente sono la casa, il lavoro, la spesa, i figli. Signori, se non trattate questi temi, la gente pensa sticazzi di tutto il resto. Soprattutto, poi, se a farci la morale sui sacrifici e sulla visione del futuro sono persone che guadagnano decine di migliaia di euro al mese.
Una mia amica incinta mi ha detto di aver votato per Berlusconi perché così avrà il bonus bebè. Poca lungimiranza? Meglio mille euro in più che tante tasse, mi ha risposto, ho famiglia e bocche da sfamare. Dalle torto.
La sinistra si è adagiata sulla convinzione di avere dalla sua parte i "lavoratori" ai quali continuava a ripetere, come un mantra, che ne avrebbe difeso i diritti. Non ha capito che c’è tanta gente che vorrebbe avere il diritto di lavorare e non ce l’ha. Questa fossilizzazione sulla difesa di diritti che ormai riguardano una percentuale sempre minore di persone è stato uno degli errori che ha pagato: come pretende di ottenere il voto dei giovani, se i giovani non hanno un lavoro stabile e di conseguenza nessun diritto da rivendicare? Gli "operai" tanto nominati sono gli stessi di trent’anni fa: sono quelli che nel 2008 hanno figli trentacinquenni ancora in casa e senza alcuna aspettativa di risoluzione della situazione.
Non mi sognerei di sostenere che il governo Berlusconi affronterà questi problemi. Il punto è un altro: è l’accusa, che trovo infondata, a Walter Veltroni di avere la responsabilità di aver cancellato la sinistra dal Parlamento. La sinistra si è cancellata da sola, rimasta ferma su posizioni ormai antiquate, miope di fronte al reale Paese in cui ci troviamo, asserragliata dietro slogan stantii.
La differenza che ha segnato la migrazione mia e, a detta delle cifre, di tanti altri come me, è stata che Veltroni, almeno, ha guardato in faccia la realtà. Ha chiamato le cose col loro nome, ha parlato senza politichese, ha urlato fortemente le sue posizioni e la volontà di affrontare i problemi reali.
Chissà se ci sarebbe riuscito. Non lo sapremo più. Ma era stato capace di convincermi a dargli fiducia. Bertinotti non ci è più riuscito.

15 Aprile 2008 at 22:18
Cose simili le ho scritte anch’io sul mio blog. E infatti ho votato Uolter…
15 Aprile 2008 at 22:48
walter veltroni ha avuto un grande merito, secondo me: ha avuto il coraggio di rinnovare il panorama, buttando all’aria coraggiosamente il tavolo e facendo un partito unico (che sì, va be’, partito non è e unico nemmeno, ma è il massimo che poteva fare).
Se non lo avesse fatto, nonostante la legge elettorale che poi tanto male non è stata (nonmi piace, sia chiaro) non avremmo avuto una situazione governabile.
patetico invece l’armamentario di scuse degli arcobaleni, diliberto in primis, che fondamentalmente sostengono che la SA ha perso perché non aveva falcemartellostella nel simbolo.
E’ come dici tu, e come dice ferrando: da una parte una becera idea anni 50, però dopo aver venduto le idee per un piatto di lenticchie.
Idee che come sai, per la maggior parte non condivido, peraltro.: parlare di padronato e classe operaia oggi è quantomeno riduttivo.
Spero, ma ho le mie paure, che almeno si riuscirà a governare. Se i programmi erano davvero così simili, in un paese intelligente si potrebbe lavorare insieme; ci spero ma non ci credo.
16 Aprile 2008 at 10:21
leggo tanti commenti sensati. Dalle urne è uscito un governo guidato da due eminenti statisti: berlusconi e bossi …..
Quando si svegliaranno gli italiani ??? quando smetteranno di bere tutto ciò che gli versano nel bicchiere ??
quando avremo un leader ed una forza politica che rappresentino veramente gli italiani onesti che lavorano e che rispettano le leggi ???
che iddio ce la mandi buona e salvi l’italia .
(uno che non è andato votare perchè schifato da questi partiti)
16 Aprile 2008 at 15:29
Le tue riflessioni sono importanti ed è su questo che si deve riflettere ma il voto alla sinistra arcobaleno serviva proprio per evitare quello che è successo e cioè la scomparsa della sinistra dal Parlamento… il tuo voto doveva essere un punto di partenza per la sinistra, per questo nuovo progetto insieme a quello di milioni di altri… non si è capito… si è scelto il voto utile che in realtà utile non era…
ora ci troviamo a questo punto e le colpe sono di tutti…ma proprio tutti…
16 Aprile 2008 at 17:16
Questa di Monica è una delle tante analisi del voto che condivido.
Veltroni va ringraziato per avere finalmente spostato l’Italia verso il bipolarismo.
Non è scomparsa la sinistra. Sono scomparsi i partiti massimalisti e minoritari di una sinistra che è rimasta indietro di trent’anni.
La sinistra c’è. E’ nel Pd e deve fare in modo che questo nuovo partito diventi il riferimento per chi - nel nostro Paese - crede ancora nella nella giustizia sociale, nel rispetto dei diritti, nella solidarietà.
La sinistra c’è e deve fare in modo che nel Pd ci sia sempre meno spazio per gente come la Binetti.
Forse un errore di Veltroni è stato questo: provare a far convivere nel Pd anime troppo diverse, fino a essere accusato di “ma anchismo”.
Può essere vero, ma è anche vero che si partiva da una convivenza ancora più allargata e abbiamo visto a cosa ha portato.
Per ora più di questo non si poteva fare.
16 Aprile 2008 at 18:12
[...] Enrico (compreso il seguito) e aggiungo solo poche righe che ho scritto tra i commenti del post di Monica (che [...]
17 Aprile 2008 at 11:17
@RedHome. Non si è capito? Casomai non vi siete spiegati bene. Le colpe sono di tutti? No, io non ho responsabilità. La colpa è solo vostra.
@SirDrake. Nei grandi partiti la convivenza è fisiologica. Non è giusto dire che nel Pd bisogna fare in modo che sia meno spazio per la Binetti. Questo è proprio quello che un partito democratico non deve fare. Poi decidono i numeri.
21 Aprile 2008 at 20:36
Come sarebbe utile una autocritica di questo genere nei dirigenti “comunisti” che hanno perso. Come darti torto. La penso esattamente come te:
http://beppegrillo.meetup.com/159/messages/boards/thread/4321932/100#17069002
28 Aprile 2008 at 18:29
Mah… Quali sarebbero le cose concrete di cui ha parlato Veltroni? Parli di mancanza del diritto a lavorare, e allora saprai che in Italia il via alla precarizzazione del lavoro è venuto proprio da un certo signor Treu che fa parte del PD ;e che gli unici che hanno tentato di far abolire la famigerata legge 30 , nei 2 anni di governo Prodi, sono stati proprio quelli che tu giudichi indietro di trent’anni; nel frattempo DS e Margherita facevano di tutto per rimandare e se le tasse le hanno alzate stai pur tranquilla che non è dipeso dal Presidente della Camera (che, come dici, è giustamente stato super partes). Veltroni ha caricato sù Calearo che è un falco di Confindustria, sposando nell’economia le proposte dei padroncini interessati solo a difendere i loro interessi (e infatti tentano subito il salto); ha abdicato a favore dei teo-dem nelle tematiche etiche; ha fatto vincere Berlusconi con quasi 10 punti di distacco, ha perso la capitale d’Italia andata in mano a uno di AN. Aveva promesso almeno il 35 % e pur facendo fuori la Sinistra Arcobaleno è arrivato appena al 33. Quando capirete che la classe dirigente ex DS (VEltroni, Dalema, FAssino e compagnia) hanno preso un partito forte e robusto, di sinistra, con una grande base territoriale, e, di sconfitta in sconfitta, sono arrivati al centro, senza più base e con svilacciature da ogni parte. L’unica speranza per il futuro è che li rottamiate. Ma il culto del capo infallibile è duro a morire, vecchio retaggio stalinista. Almeno in Rifondazione ogni volta che c’è stata una sconfitta chi comandava si è fatto da parte. Ah, e non mi si venga a dire che Veltroni non ha ingannato gli italiani: continuava a dire che era lì lì per pareggiare, che il “voto utile” tolto alla SA avrebbe forse permesso di vincere… E invece era vero quello che diceva Berlusconi, cioè che aveva circa 10 punti di distacco. Veltroni sapeva, ma ha preferito rubare il 3 o 4 % della SA facendola scomparire per non dover ammettere che il PD fa acqua da tutte le parti e, senza quel sacrificio, non sarebbe arrivato nemmeno al 30%. Poi, ognuno la vede come crede. Io sono di Rifondazione è ho molto da dire sul nostro tempo, sulla globalizzazione del mercato (e non dei diritti), sull’arretramento dei diritti dei lavoratori, sulla crisi della democrazia rappresentativa, sui problemi ambientali, su una logica di sviluppo miope e basata su cose astratte come il PIL. Non mi sento proprio ‘vecchio di 30 anni”. Gp.