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Le vostre miserie, il mio splendore
di Monica
Ho girovagato per quasi mezz’ora tra gli scaffali di Borri Books a Tiburtina senza che nulla mi ispirasse un acquisto, quando, ormai rassegnata ad uscire a mani vuote, il mio sguardo ha incrociato una copertina tra mille, quella di "Le vostre miserie, il mio splendore" di Gianluca Nicoletti; la memoria (scarsissima, quella di cui dispongo) ha fatto il suo dovere ricordandomi di averne sentito parlare, e così, al volo, l’ho preso. Poi avevo un viaggio lungo quattro ore e allora mi ci sono anche dedicata.
Si tratta di un romanzo scritto da un avatar di Second Life, che racconta il suo modo di vedere il mondo, quello sintetico in cui vive e quello reale di noi "picchiatasti". L’idea di partenza sembrava buona.
Peccato che poi tutto si riduca a un unico concetto: gli esseri umani fanno schifo, per due motivi: 1) non sono perfetti come invece lo sono gli avatar (mangiano, digeriscono, invecchiano e in qualche caso puzzano); 2) esiste solo il sesso, nessun’altro aspetto dell’esistenza ha la minima importanza ed è su questo che si fonda in modo totalizzante anche la loro seconda vita.
Il libro è scorrevole, sì, e sicuramente riporta situazioni vere o comunque verosimili. Tuttavia penso anche che Nicoletti si sia fermato un passo prima dal diventare interessante: come purtroppo molti giornalisti continuano a fare, probabilmente ha voluto puntare su quello che fa più "notizia" o scalpore riguardo ai mondi sintetici, ed ha rivolto la sua attenzione a redigere la cronaca di episodi che cominciano a stancare a pagina 30 (e ben prima di sei mesi, in world).
Persino la descrizione del personaggio-protagonista, voce narrante, è molto carente: non si capisce da che parte sta, dichiara di detestare l’essere umano che lo controlla eppure si appassiona alle vicende, interviene con le sue opinioni, quasi gli si affeziona e finisce col somigliargli (cosa d’altra parte normale per come vengono di solito intesi gli avatar, ma che nello spirito del personaggio suona contraddittorio).
Il mio giudizio è che non si tratta di nulla di interessante. Mi aspettavo, speravo in un saggio illuminato "Granieri style" (una visione del mondo piuttosto che una dettagliata cronaca di nevrosi di vario tipo, tutte, senza eccezione, in salsa sessuale) in forma romanzata. Occasione sprecata.






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