Archive for the ‘libri’ Category
Mag
01
di Monica

Ho girovagato per quasi mezz’ora tra gli scaffali di Borri Books a Tiburtina senza che nulla mi ispirasse un acquisto, quando, ormai rassegnata ad uscire a mani vuote, il mio sguardo ha incrociato una copertina tra mille, quella di "Le vostre miserie, il mio splendore" di Gianluca Nicoletti; la memoria (scarsissima, quella di cui dispongo) ha fatto il suo dovere ricordandomi di averne sentito parlare, e così, al volo, l’ho preso. Poi avevo un viaggio lungo quattro ore e allora mi ci sono anche dedicata.
Si tratta di un romanzo scritto da un avatar di Second Life, che racconta il suo modo di vedere il mondo, quello sintetico in cui vive e quello reale di noi "picchiatasti". L’idea di partenza sembrava buona.
Peccato che poi tutto si riduca a un unico concetto: gli esseri umani fanno schifo, per due motivi: 1) non sono perfetti come invece lo sono gli avatar (mangiano, digeriscono, invecchiano e in qualche caso puzzano); 2) esiste solo il sesso, nessun’altro aspetto dell’esistenza ha la minima importanza ed è su questo che si fonda in modo totalizzante anche la loro seconda vita.
Il libro è scorrevole, sì, e sicuramente riporta situazioni vere o comunque verosimili. Tuttavia penso anche che Nicoletti si sia fermato un passo prima dal diventare interessante: come purtroppo molti giornalisti continuano a fare, probabilmente ha voluto puntare su quello che fa più "notizia" o scalpore riguardo ai mondi sintetici, ed ha rivolto la sua attenzione a redigere la cronaca di episodi che cominciano a stancare a pagina 30 (e ben prima di sei mesi, in world).
Persino la descrizione del personaggio-protagonista, voce narrante, è molto carente: non si capisce da che parte sta, dichiara di detestare l’essere umano che lo controlla eppure si appassiona alle vicende, interviene con le sue opinioni, quasi gli si affeziona e finisce col somigliargli (cosa d’altra parte normale per come vengono di solito intesi gli avatar, ma che nello spirito del personaggio suona contraddittorio).
Il mio giudizio è che non si tratta di nulla di interessante. Mi aspettavo, speravo in un saggio illuminato "Granieri style" (una visione del mondo piuttosto che una dettagliata cronaca di nevrosi di vario tipo, tutte, senza eccezione, in salsa sessuale) in forma romanzata. Occasione sprecata.
Set
29
di Monica
La mobilitazione generale di ieri a favore della liberazione della Birmania dal regime ha riscosso grande “successo”. Tutto il mondo è sceso in piazza; in Italia c’è stata una grande manifestazione a Roma, oggi pomeriggio ce ne sarà una a Milano.
Nella mia piccola cittadina di provincia non sono state organizzate iniziative particolari, ma mi ha fatto piacere, ieri sera, camminando lungo il corso principale, notare quante persone indossassero una maglia rossa (o almeno una sciarpa, come me). Una piccola manifestazione silenziosa.
La blogosfera si è tinta di rosso, e il mitico Alfredo ha avuto la brillante idea di dare risalto all’iniziativa proponendo, durante il telegiornale regionale delle 19.30, un servizio sulla partecipazione dei bloggers lucani alla mobilitazione per fermare i massacri che stanno avendo luogo nel Myanmar. A imperitura memoria vi propongo l’intero video (ringraziamo mamma Rai per la pessima qualità), assieme all’articolo scritto e letto in diretta da Alfredo con la sua cravatta rossa:
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“Mentre sugli schermi televisivi scorrono le immagini drammatiche della repressione del popolo birmano, in tutto il mondo si mobilita il popolo della rete.
Anche molti blog lucani hanno aderito alle diverse iniziative di solidarietà con la popolazione del Myanmar.
Tutti hanno messo sulle loro pagine qualcosa di rosso, il colore delle vesti indossate dai monaci buddisti che in questi giorni si stanno opponendo, con la nonviolenza, alle armi dell’esercito governativo.
Non e’ casuale la mobilitazione dei blogger, visto che proprio grazie a internet in questi giorni e’ stato possibile conoscere i drammatici avvenimenti della Birmania, dove la repressione sta colpendo anche i giornalisti.
E proprio per questo il governo birmano ha deciso di sospendere gli accessi al web, attraverso i quali era stato possibile aggirare la censura.
Ma la mobilitazione dei blogger italiani e lucani potrebbe servire a sollecitare l’intervento della comunità internazionale, per fermare la violenza nei confronti del popolo birmano”.
Queste iniziative sono assolutamente lodevoli, tuttavia spesso si incorre nella sindrome da “scendiamo in piazza e proclamiamo un giorno di rivoluzione”, che, se non accompagnata da una corretta informazione (e sensibilità), rischia di lasciare il tempo che trova e l’idea di aver fatto una buona cosa, così la coscienza è a posto.
L’attenzione deve restare alta, perché purtroppo, se la manifestazione in sé è finita, ancora oggi giungono notizie di violenze che non sembrano voler terminare. Deve restare alta perché la situazione è complessa, come Marco racconta (oh, quanto vorrei saper scrivere bene come Marco).
Lo sforzo che tutti noi occidentali dovremmo fare (oltre a seguire la testata PeaceReporter, che segue gli avvenimenti in diretta) è informarci, approfondire, conoscere: addentrarci nel lontano mondo asiatico, superandone l’immagine esotica.
Letture consigliate:
Forse nessuno di noi può risolvere grandi e complesse situazioni, ma conoscendo pienamente ciò che accade, il nostro gesto di solidarietà assume un significato più pieno e più sincero.
Ago
21
di Monica
Leggo con incredulità che una certa Corinne Maier, psicologa, ha pubblicato un libro dal titolo “No kid”, in cui sostiene che che «senza figli è meglio». «Se non avessi avuto dei figli, sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri – scrive la Maier nel suo pamphlet – “invece sono costretta a rimanermene a casa, ad alzarmi alle 7 del mattino, a cucinare per tutti e a fare lavatrici. Ci sono dei giorni in cui mi pento di avere dei figli e ho il coraggio di dirlo, al contrario di molte mie amiche, che pensano la stessa cosa, ma non la confesserebbero mai».
La prima domanda che mi è venuta in mente è: perché, visto che le pesa cucinare per tutti e fare le lavatrici, coi soldi dei suoi libri non assume una donna a farle le faccende domestiche?
La seconda domanda è: non credi di aver bisogno di un buono psicologo? Perché io da una come lei non andrei di certo a farmi curare.
Non voglio ridurre tutto a una visione troppo semplicistica, ma non posso accettare nemmeno la bocciatura che fa la signora del mestiere di genitore. L’elenco dei “buoni motivi” per non fare figli sembra essere anche abbastanza lungo (oltre che penosamente improbabile), ma certi punti mi hanno particolarmente colpita:
Il parto è una tortura. Innegabile, ma tutto sommato si tratta di poche ore della tua vita. E tanto te lo dimentichi (garantisco).
Lotterete per continuare a divertirvi. Beh, dipende dal concetto di divertimento. Mio figlio è spassosissimo.
Perderete i contatti con gli amici. Chiamali amici! Un amico ti sta vicino in tutte le fasi della vita, non soltanto quando gli serve qualcuno per non andare da soli in discoteca.
Dovrete imparare un linguaggio da veri idioti per riuscire a comunicare con i vostri figli. Che assurdità: i bambini sono semplicissimi, lineari, cristallini. Se non li capisci, non so chi sia l’idiota… ah, a proposito, ti dò una notizia: dopo un po’ crescono.
I figli uccideranno il vostro desiderio. Posso garantire che le due cose non hanno assolutamente alcun nesso.
I figli suonano la campana a morto della vostra vita di coppia. Oppure vi unisce di più, se la coppia si ama davvero indipendentemente dal numero di cene con gli amici a cui partecipa.
Fare figli è da conformisti. E tu volevi fare l’anticonformista a tutti i costi, altrimenti i libri non li vendi… Fare figli dà un senso alla tua vita. L’unico.
Tutti si aspetteranno che voi siate una madre prima che una professionista e una donna. Si può essere tutte e tre le cose e in modo perfettamente soddisfacente. Soddisfacente per te stessa, non secondo il giudizio altrui, che francamente non dovrebbe interessare più di tanto.
I figli mettono fine ai vostri sogni dell’infanzia. Se un quarantenne senza figli continua a sognare di fare l’astronauta o la ballerina, ha problemi. Se il problema persiste e si aggrava, forse in fondo è anche meglio che non abbia figli (meglio per loro, naturalmente).
Stare a casa a badare ai figli è incredibilmente noioso. Un bambino che ti ama incondizionatamente e che trascorre il suo tempo con te è una dolcissima compagnia. Anche quando sei scazzato, stanco per il lavoro, di malumore, lui ti ama e ti abbraccia, per quello che sei, senza dovergli chiedere scusa. E comunque, stare a casa del tutto soli è noioso ugualmente. Ogni tanto chiama una baby sitter.
Quando arriva un figlio, di solito scompare il padre. Con un uomo così, nel cambio ci hai solo guadagnato.
I figli sono pericolosi: vi portano in tribunale senza pensarci un secondo. E in certi casi non hanno torto.
In fin dei conti la trovo una trovata pubblicitaria che punta al sensazionale, nella convinzione che tutti ne siano incuriositi: soprattutto i genitori frustrati che incolpano i figli della propria infelicità. E mi fa molta tristezza. Crescere un figlio, o più figli, è faticoso e nessuno potrebbe negarlo. Impone sacrifici, che però vengono ripagati, tutti e in misura maggiore. Prima o poi starsene “in giro per il mondo a godersi i soldi” stanca, non diverte più. Un figlio a cui hai insegnato l’amore non stanca mai.
E non ti porta in tribunale.
Lug
21
di Monica
Non ci si riesce a staccare, l’ho letto tutto d’un fiato. Mi sono ritrovata in un mondo sconosciuto, questa è la parola esatta, sconosciuto. E mi sono sentita un po’ colpevole che lo fosse.
Io sono nata alla vigilia degli anni Ottanta, non ho vissuto tante cose, non le ho viste; e quelle che ho visto sono sempre state lontane, la mia vita è in una cittadina tra i monti, lontana dalle città con i circoli politici, i collettivi, i centri sociali. Quando ho fatto il master a Roma, sono rimasta impressionata, la mattina di un sabato d’inverno soleggiata ma freddissima, nel notare una targa sul muro di fronte all’ingresso del Dipartimento di Informatica. Una targa per Massimo D’Antona, colpito lì. Sì, proprio lì. Era successo nel punto esatto dove stavo io in quel momento. Sono rimasta immobile per diversi minuti. Stavo provando a immaginare quel momento del 1999, mi dicevo che avrei potuto essere lì, in fondo. Era come sentirsi parte della Storia, pensavo.
Ma questo libro è qualcosa di molto di più. Mi ha scaraventato nella follia di quello che è accaduto, una follia vista dal di dentro, dalle persone che ne sono rimaste vittime; mi ha introdotta in mondi che normalmente forse non si riescono a immaginare. Mi sono sentita colpevole per quanto silenzio esiste su queste vicende, per quanto ho imparato che non sapevo neppure lontanamente; vorrei che tutti potessero leggere e apprezzare il racconto di Mario Calabresi, è toccante e commovente, per la forza con cui ha saputo raccontare un dolore tanto grande, per la serenità con cui ha affrontato e tuttora affronta il silenzio, la dimenticanza e l’ignoranza.
Mag
04
di Monica
Fresco di stampa, arriva nelle librerie l’attesissimo libro di Lucia Corna: si intitola “Mammasingle in love” ed era atteso quantomeno da me per due motivi: il primo è che da ormai tantissimo tempo seguo il suo blog in cui abbonda la sua verve umoristica contagiosa e priva di forzature (e quindi il libro promette bene), il secondo è che, essendo la sottoscritta mammasingle**, una lettura di questo tipo è proprio quello che ci vuole per tirare su il morale e dire: magari prima o poi può accadere anche a me…
Potete leggere una bella intervista all’autrice qui…
Peccato che io viva così lontano da Milano, perché al corso per mammesingle avrei partecipato volentieri.
Peccato che io viva così lontano da Milano, per un sacco di motivi, pensandoci.
Comunque, la citazione che stasera mi sento di fare dal suddetto blog, come spunto di riflessione, è la seguente:
“Negli ultimi mesi si è parlato tanto di Dico, di diritti dei gay al matrimonio e all’adozione, di figli naturali, di sostegni alle nascite e alle famiglie, ma ai genitori soli (madri o padri che siano) c’è qualcuno che ci ha mai pensato? All’estero, in Europa, la maggior parte dei Paesi prevede aiuti specifici ai genitori single, sotto forma di sostegni in euro, sconti fiscali e sui materiali scolastici, facilitazioni varie, e da noi? NIENTE. Alcune hanno perfino problemi a rivendicare quella misera deduzione per i figli a carico prevista dalla legge…”
Sono anni (9, per l’esattezza) che lo dico. E mi spiace un po’ di far parte di quella “gioventù bruciata” che non crede più che le cose un giorno possano cambiare, né nel personale né nel collettivo.
Però il libro lo compro…
**dal blog dell’autrice: dicesi mammasingle “chiunque - separata, divorziata, vedova o (come diceva mia nonna) “zitella” - si trovi a crescere un figlio da sola. Non importa se poi si è rifidanzata con un altro, convive o ha già riadocchiato un tipo interessante. Mammasingle (tutto attaccato) si rimane, per sempre, nell’anima”
(quanto è vero)