Mag
04
di Monica
Il tempo è già finito e ci siamo anche commossi, che l’avremmo voluto dilatare chissà per quanto mentre ci osservavamo con gli occhi fissi come a volerci imprimere sulla retina in modo indelebile il sorriso di chi ci sta accanto tutti i giorni e non avevamo ancora mai incontrato.
E’ pochissimo anche il tempo che ho io per scrivere, ma nemmeno trovo l’ispirazione. L’aspetto emotivo di questo barcamp a Matera ha totalmente prevalso rispetto a tutto il resto, e per le emozioni non trovo parole. Francamente non so dire quasi nulla, tranne che vi voglio bene.
Mag
02
di Monica

Signori, ci siamo! Il grande giorno è arrivato. Siete pronti a partire domattina alla volta di una delle più belle città d’Italia? Ci saremo proprio tutti (o quasi), anzi, molti sono già lì!
Muoviti su! Che aspetti?
Gen
29
di Monica
Nella community che gravita attorno all’unAcademy si è man mano sentita sempre più forte l’esigenza di "dare nomi e cognomi". Uno dei limiti di Second Life è la possibilità di cercare sì i profili, ma soltanto per nome, di non poter "sfogliare" secondo criteri diversi; così si è pensato di fare un piccolo esperimento, simile concettualmente ad un social network che tracciasse informazioni significative in quel contesto - il nostro blog, cosa facciamo in Second Life - ma che somiglia in realtà ad un "social park", visto che ci si cammina dentro :-)

Forse non è uno dei problemi principali, ma i muri attualmente sono l’unico supporto di contenuto: dalla regia mi hanno però assicurato che, con un po’ di lavoro, si cercherà di limitare l’effetto "giornata della memoria" :-)
Nelle foto per ora sono presenti: Joannes, Giovy, Eliver, Clarita, Stefano, Sunrise, Velas, Asian, Night, Deneb e Juni. Ma c’è ancora tanto spazio!
Gen
19
di Monica

Il futuro dell’interattività sociale su Internet è senza dubbio sapere cosa i tuoi amici (e in qualche caso, altra gente nel mondo) stanno facendo in questo momento. E’ il trend emergente del microblogging: un modo estremamente popolare per segnalare velocemente, attraverso brevi messaggi di testo, le proprie quotidiane attività.
La piattaforma più popolare è Twitter. Esistono anche Pownce o Jaiku (e sicuramente qualcun altro di cui non sono a conoscenza).
Oltre al "normale" utilizzo dal computer, i dispositivi che sembrano essere più naturali per questa forma di comunicazione sono di certo quelli mobili: sono la chiave del concetto di "in questo momento".
Il microblogging è ideale per scrivere cose che in un blog non sono quasi mai rilevanti, tipo "Sto andando a prendere un cappuccino alla caffetteria Milanese", o "Sto cercando un televisore da 150 pollici", o "Dove posso trovare una giacca di pelle?". Banalità? Beh, la banalità è relativa. Un amico che si trova a passare a via Anzio, sopo aver letto il messaggio, potrebbe raggiungermi e fare colazione con me (quanti aperitivi sono stati organizzati così, la scorsa estate?). Un collega potrebbe suggerirmi la migliore marca di televisori. Una ragazza potrebbe segnalarmi un negozio di capi in pelle che ha visitato proprio l’altro giorno.
Certo, in qualche caso potrei ottenere le stesse informazioni per telefono. Ma il microblogging invia messaggi in broadcast a un gruppo di persone molto più ampio.
Poi ci sono ramificazioni interessanti che vanno ben oltre il sapere che "Il mio gatto ha vomitato sul tappeto per la seconda volta oggi". Diventa un modo per conoscere in tempo reale aggiornamenti su situazioni critiche, scambiarsi informazioni durante le emergenze. Durante il devastante incendio di San Diego di qualche settimana fa, ad esempio, è stato grazie al microblogging su Twitter che le persone venivano aggiornate su condizioni che cambiavano molto rapidamente (qui il resoconto, qui una riflessione).
Per cui, qualunque sia il personale parere sullo strumento, il microblogging è una realtà in via di diffusione: un ambiente sempre "on", sempre connesso, sempre raggiungibile da dispositivi, tecnologie e applicazioni multiple.
Naturalmente puoi sempre spegnere.
Ma non lo farai. :-)
Dic
29
di Monica
La seconda unLesson di “Raccontare il digitale - breviario per giornalisti in erba e blogger coraggiosi” si è svolta ieri sera nel loft dietro l’unAcademy; aula affollata e pubblico interessato e sufficientemente disciplinato di fronte alle riflessioni che il Guru ha stimolato, tra parole e slides.
In estrema (veramente estrema!) sintesi, si è parlato dell’importanza di considerare il cambiamento seguendolo attraverso tutte le fasi del processo - che ne costituisce la “trama” - senza fermarsi a considerarne solo il risultato - visione “fotografica”, immediatamente osservabile, col grave difetto di non saper spiegare cosa è davvero accaduto e perché. Il contesto diviene fondamentale per poter sviluppare una “descrizione” efficace.
Ci siamo lasciati col quesito esistenziale: come ha potuto Internet svilupparsi tanto senza alcun controllo? Cosa porta, oggi, gli utenti a collaborare, cosa ha creato il cosidetto web 2.0?
Ho provato a pensare a una delle possibili risposte, a quella che mi sono data io, col beneficio del dubbio di chi si avvicina per la prima volta a riflettere su tematiche così complesse. In effetti non si tratta di una risposta vera e propria, solo di una serie di riflessioni stimolate dalla domanda.
Internet è decollato perché le core resources, le risorse fondamentali, non sono state “suddivise” tra privati, ma lasciate “in comune”; è questo che ha generato la straordinaria innovazione.Una risorsa “comune” è non-controllata. Una proprietà privata, ma anche una proprietà “statale” (concetto che in qualche modo richiama l’idea di non-privato e quindi pubblico, cioè “di tutti”), è una risorsa controllata, il cui unico utilizzo consentito è quello stabilito da chi ne ha la proprietà.
Una risorsa “comune” non è soggetta a questo tipo di controllo. Si possono applicare restrizioni “neutrali”, uguali per tutti, ma non privilegi “proprietari”. E’ in questo senso che le risorse comuni sono “libere”.
Internet è cresciuta perché è nata senza che i suoi progettisti avessero una chiara idea di tutti i suoi possibili utilizzi. Questa flessibilità di partenza ha spinto l’innovazione; poiché gli innovatori non hanno avuto bisogno di “chiedere il permesso” a nessun proprietario della rete prima di creare o distribuire applicazioni o contenuti, sono stati più liberi di sviluppare nuovi “modi” di connessione.
Mi piace pensare ad un metaforico “ottavo strato”, un “livello logico” in cui Internet è appunto la risorsa comune attraverso la quale non passa alcun controllo. Questo concetto riguarda in qualche modo la “neutralità” del contenuto che passa sulla rete - pagine web, mp3, email, video - e gli applicativi che girano su di essa (ben distinti dai protocolli che collettivamente vengono indicati con TCP/IP, o che nella pila OSI vengono “inclusi” nel layer 7).
E’ lapalissiano che il web di oggi sia molto diverso da quello dei tempi delle “brutte pagine web con brutte foto di brutti gatti”. Alcuni lo chiamano 2.0, o addirittura 3.0 . Forse dovremmo solo chiamarlo web sociale, perché è questo che è esattamente. Si sono formate comunità, le persone socializzano, pubblicano recensioni, si scambiano segnalazioni per posti di lavoro, filmano spot fai-da-te dei prodotti che li appassionano.
Le reti sociali, i mezzi di comunicazione sociali, le comunità online non sono un semplice capriccio. Questi strumenti completano la naturale interazione che le persone hanno l’un l’altra.
Le persone sono sociali.
E il valore sociale di Internet è determinato da come ognuno di noi la utilizza come mezzo di comunicazione, spazio sociale e strumento di supporto. La nostra esperienza di Internet nella vita quotidiana - ovvero la differenza tra considerarla una sorta di vuoto disumanizzato in cui l’email rimpiazza l’interazione diretta, oppure una comunità pervasa di significati in cui scoprire nuove connessioni e interessi comuni - è una scelta che facciamo ogni giorno, con ogni messaggio che inviamo e ogni pagina web che carichiamo nel browser.
Internet struttura o comunque tocca molti aspetti della nostra vita - le nostre comunicazioni personali e professionali, il nostro modo di incontrare o restare in contatto con gli altri, i nostri scambi finanziari, informativi e sessuali, i nostri “sfoghi” artistici e la nostra voglia di intrattenimento - perciò il nostro rapporto con Internet diventa una potente espressione dei nostri valori personali e sociali, ed un’opportunità cruciale per un cambiamento, appunto personale e sociale.