Mutazioni
Sorridevo stamattina nel leggere il post di Andrea con cui, per mezzo anche di un’immagine geniale, si augura che due settimane senza connessione non gli procurino gravi danni cerebrali dovuti a crisi d’astinenza.
Sorridevo anche perché è lo stesso pensiero che avevo io quando sono partita per Roma per la prima volta. Ed i primi tempi, lo ammetto, mi sentivo un po’ monca.
Poi, non so se si tratta di abitudine - ci si abitua a tutto, in fondo - ma questa mancanza ho cominciato a sentirla sempre meno. Credo che dopotutto quando la vita cambia, anche le priorità, gli interessi si trasformino e non siano più gli stessi. Anche questo blog è così diverso: scrivo pochissimo e solo di brevi annotazioni personali. E’ vero che non ho a disposizione l’intera giornata, ma se davvero volessi, in qualche modo potrei pubblicare. Se volessi: il punto è che in questo periodo non ho proprio voglia.
Sarà per questo che ancora temporeggio nell’acquisto di una Internet card. Perché credo che ciascuno di noi abbia un suo motivo per "stare" online, per esserci, che sia sul blog, su Twitter o su SecondLife; il mio motivo era la socializzazione con le persone, lo scambio di chiacchiere e pareri, come scendere virtualmente al bar e passare del tempo insieme. Poi quando succede che al bar per un po’ non scendi più, e ti accorgi che quasi nessuno pensa ogni tanto che la condivisione può - dovrebbe - significare anche condividere le novità altrui e parteciparvi o almeno informarsi su come procedono anche le strade diverse, beh, quando succede così, ti rendi conto che le priorità sono differenti - quelle degli altri e le tue - e che in fondo in fondo, a star dietro agli interessi altrui e a condividerli mentre per loro conti solo se e quando "sei là" con loro, insomma, la voglia passa. Davvero. E anche quando passi davanti al bar e hai tempo di restarci, tiri dritto per la tua strada. Insomma: a me piace se la cosa funziona anche senza bar, se i legami e le relazioni continuano immutate anche per strada, o in un altro luogo. Non amo chi resta lì al suo tavolino e ti vede soltanto se sei tu ad andare da lui, e mai il viceversa.
Era inevitabile che accadesse? Per certi versi sì. Per alcuni non avevo dubbi, per altri è stata una sorpresa alquanto deludente, per altri ancora non è accaduto e la cosa mi rende felice. Ma sempre più mi convinco che niente tornerà com’era prima. Le cose sono cambiate; coloro a cui piace ugualmente partecipare a qualcosa di differente sono i benvenuti e sappiano che mi rendono felice. Per tutti gli altri: non aspettate il ritorno di quella che ero. Non c’è più.
(foto di Nickster 2000)
Ieri sera una persona a cui voglio tanto bene ha fatto con me una scommessa.

E’ un vero peccato avere così poco tempo a disposizione per scrivere qui, perché avrei da enumerare davvero tanti piccoli episodi degni di nota. In media, almeno uno al giorno.
Chi è nato e ha sempre vissuto nella metropoli trova quasi incomprensibile l’idea di vivere in
Casa è dove l’auto ti riporta quando guidi stanco, col pilota automatico nel cervello, per una strada dove non hai bisogno del navigatore.
